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mercoledì, 06 agosto 2008
Orsa

Oggi parlavo ed ascoltavo di viaggi e di deserto. Mi sono accorto di una cosa mentre lo facevamo. Era che i ricordi remotissimi si rincorrevano come fanno i rivoli di vento. Il ghibli gioca spingendo i sottili granelli di sabbia che girano vorticosamente. Ecco con quel discorso è come se si fosse, d'imperio, sollevato fiero il Ghibli. La memoria di una persona è come una vecchia scrivania piena di cassetti. Qulcuno è aperto, altri sono incrostati. Alcuni sono nascosti. Dentro a qualche cassetto rimasto chiuso da decine di anni, non c'è mai stata la luce. E questa assenza prodotta dalla clausura del ligneo baluardo, ha lasciato dei fogli scritti con nitido segno da leggere. D'improvviso l'archeologia della mente che possiedi ti porta a scoprire geroglifici e pitture rupestri. E' infanzia neolitica che sopraggiunge. E scopri come sia bello rifarlo mentre ridi e parli durante il quando. Il corpo, la bocca, le orecchie mentre ti succede non se ne accorgono subito che è avvenuto perchè lei la mente è un po' perfida. Lascia a sè stessa il piacere tutto proprio di ripassarsi il film per dopo. La mente prosegue a scorrere come loop di pellicola profumata di celluloide anticata, rediviva su un proiettore ottomillimetri Paillard. Questi rivoli, mentre parli, sono minuscoli diamanti incastonati in aria. E li scopri rindondanti di luce seppur proveniente da mille miglia lontano. E' stato un lontano remoto che oggi mi ha sferzato in tutto il proprio impeto vitale. Mentre ridevo con la voce e gli occhi, ho raccolto da terra quella cosa che ciascun viaggiatore non può mai dimenticare. La passione per la rotta. L'amore per il tragitto, la capacità intima della misura, la gioia per lo spostamento e l'ardimento per l'avventura. In un posto come il deserto degli anni sessanta c'è un'africa fatta di piste, di wadi in secca, di posti di blocco di polizia sonnacchiosa, di fennek con le orecchi danzanti, di vipere cornute e scorpioni. E' latitudine di lattine di benzina dove si tuffano i piedi delle brandine, di tracce mai segnate perchè sposta dalle dune che si muovono a far dispetto alle piattine che portano tubi per le estrazioni petrolifere. Notti di africa raccontata, birra gelata con i legionari che provengono dall'Indocina a riposarsi al forte di Sidi Bel A Bes. E' terra di confini che neache ti accorgi di avere sconfinato in Chad. E' terreno di caccia alla gazzella di Grant, e suolo fatto per bivacchi infiniti a ridosso delle Land Rover infuocate ad aspettare un ricambio oppure una bella notizia che arriva dalla costa. E geografia dove è facile commuoversi di fronte al colore del cielo che cambia mentre si sta seduti da soli sopra ad un tetto ad attendere il tramontare del sole. In questo gioco fatto di sestante, di bussola, di oasi e stelle, ora rido e penso a come è facile per noi. Viaggiatori del domani che si divertono ad usare GPS e carte scansionate dai laser, satelliti che scrutano quello che l'occhio non può vedere. Però si sarebbe divertito. Dal discorso del Serir marocchino, mentre discutevo di the alla menta, di barrade fumanti di tuareg, uomini blu, dromedari e cavalli arabi, di monta all'inglese, di cacauia affondata dentro ai bicchierini addolciti con il miele di dattero, rido, penso e brindo a loro. L'orsa Maggiore regina delle stelle e a lui che si sarebbe divertito. Chiudo i cassetti e spengo la Paillard. L'evocazione ha riportato a mè il sestante usato in topografia stellare mentre son pronto a cercare il sentiero.

Postato da: chartos a agosto 06, 2008 23:01 | link | commenti
scrivere, sogni, viaggio, africa, viaggiare, mappe, vento, storie vere, deserto, exploration, avventura, desiderio, libertà, dignità, fuga, tuareg, dispeniseri, macktub, mal dafrica, wadi

martedì, 05 agosto 2008
Immaginifica


Immaginifica è la notte dei passi solitari che si ascoltano secchi sul pavè. Un bel pezzo Blues che trafuga alcune manciate di Bossa ad una tasca di un Jazzman. Viaggiatore transfuga che mi profuma di saudade questo scorcio blu, quando il cielo è caldo. Fuori non c'è nemmeno un'alito di brezza che è rimasta dentro ad aspettare. Il piano di Peter Cincotti soffrigge spicchi di Jazz sambato. Su questo angolo mormora basso, frizzi di passato e sorsi di futuro a metà tra il piacere e il languore. Un guizzo isolato a pensare al nuovo che verrà. Stringo il Moleskine nuovo fiammante pieno di propositi, di formule ed una matematica tuffata nel sogno. E nel durante appena poi, approfitto del calmo abbraccio delle mie Scarpe nuove. Proteggono i miei nudi passi le Sorelle Frau delicate su cui cammino soffice con passi recenti su ignoti selciati. Ricamo con la mente quel viaggiare solitario, che tanto amo. E mentre ascolto l'influsso del raffinatissimo pezzo mi aspiro tutto quel suo delicato e raro nulla. Godo di questa suzione in nero Jazz che fa da compagno quieto e vago, al rumore dei passi in questa notte isola. Immaginifico spazio di tempo bagnato di luna.

Postato da: chartos a agosto 05, 2008 22:17 | link | commenti
blues, jazz, blu , desiderio, caldo, fuga, egoismo, buoni prpositi, dispeniseri

giovedì, 19 giugno 2008
L'eloquio dei duellanti

Finisco su questa pedana che è nuova per il mio calpestio e quasi per caso inizio il duello. Sono sempre stato ammaliato dalle sfide. Sfide tra due menti, tra due opnioni, persino dalle scuole di pensiero. Il corteggiamento delle lame, il rispetto proveniente dal timore e dall'onore. Lealtà cura, lotta, sfida sono tutti aspetti che ho sempre intravisto nel duello, quello figurato, quello metaforico e quello reale. Di duelli che nella vita si fanno ne ho affrontati, ma mai sinora ho avuto l'occasione di sentire aderente questo sogno al reale. Duellare è bellissimo. E' eccitante rischiare e duellare. Mettersi in gioco, tirare di scherma con un avversario, scoprirne i punti deboli, magari sbagliare per capire che erano sono trucchi abili per dissimulare una forza sconosciuta che ci prende all'ombra di una insana sicurezza che diventa improvvisamente evanescente. Sono stato per un brevissimo spazio temporale quel giovane padrino che assiste il duellante, ma è venuto ora il mio tempo. All'orecchio accolgo la tensione con la coralità di Carmina Burana e mi preparo il vestire. Ora tocca a me duellare e sono persino sprovvisto del testimone. Sono immerso nell'azione e mi figuro come un atleta imprevisto. Mi affilo le lame, leggo manuali di fioretto e mi stiro la camicia per la cerimonia. Spero solo che l'accuratezza con cui ho insegnato il mascheramento, inquini, deformandone il connotato, l'affiorare del timore che sento salire come il languore per l'affamato. So di avere lo spirito levigato, ma il mio avversario che è sempre diverso, è un olimpionico, mentre sento d'apparirmi come un dilettante. Eppure Il fioretto è sempre a posto, affilato da anni di retorica, ma sinora mi sembra di avere scherzato. Ascolto interiore dell'eloquio. Osservo ogni sera la nuova scena, la ricolloco al mattino prestissimo con maniacale cura seguendo il braille che sto studiando. Guardo con attenzione le mosse e le contromosse dei duellanti. E' una forma di corrida che si fa mirare. Parlare, ascoltare l'altrui pensiero e poi ancora la propria voce per imparare a osare.

Postato da: chartos a giugno 19, 2008 22:08 | link | commenti (1)
scrivere, storie vere, piacere

venerdì, 13 giugno 2008
Che & Pinta


Un odore di dolci che si dipana nell'aria. Quello è un profumo che conosce il tuo naso. Antico strumento con cui hai assorbito effluvi vivaci. Odori che hai ascoltato da bimbo riversato sull'amaca dell'infanzia di un cortile africano, all'ombra delle palme che si torcevano all'angolo di quel muretto che ricordi come capace protezione verso il fuori che ancora non si conosce. Ora è un altro pomeriggio. E' vita e sole, asfalto e sudore, gioia. Ma si può finire per amare degli oggetti? Si. Seppur discobolo, amo il possesso di oggetti che per altri non hanno valore, solo per le sensazioni donate. Assaporo le notti su Che, leilui in quel Blu così originale da essere unico. A New York ho trovato una gemella della mia Jeep, ma credo che l'avrei potuta trovare solo lì. Pinta con quella sua ironia bizzosa di barca ricolma di passione è in simbiotica frequenza con il Che che l'accoglie forte e stabile. Ma poi perchè mai amare degli oggetti. Un timbro con cui maculi le pagine dei tuoi libri, una stilografica preziosa con cui ti macchi le dita d'inchiostro, un Moleskine dove chiazzi di sogno i giorni che verranno. E poi una Jeep che lavi quando piove ed una canoa che ti trasporta come farebbe il Buncintoro con la Dogaressa. Regali e frugali assieme sono con quel connubio di passioni che ho qui rappreso. Oggetti soggetti.

Postato da: chartos a giugno 13, 2008 01:04 | link | commenti
memoria, filosofia, africa, arti, canoa, kayak, jeep

lunedì, 09 giugno 2008
La gioia folle che va finalmente al potere

Ovviamente il titolo è provocatorio. Ma che cosa succede se un gruppo di amici che vivono in posti diversi, hanno età variegate, una comune passione per fare la vendemmia nelle colline della Rufina come si conviene all' old tuscany people, si incontrano e decidono di fare qualcosa assieme? Risposta? Un JB. Uno di quei meravigliosi oggetti da cui esce un suono che proviene direttamente dagli anni cinquanta. Profuma di lacca, ha le lucine, quelle giuste, fa il tipico rumore meccanico e ha quel caldo tocco ligneo che ti lascia lo sguardo affascinato. Lui è un oggetto diverso però. Si chiama per il momento con una sigla. Si tratta di un oggetto carico di mistero perchè è davvero fatto da mani esperte, da cervelli fini e da spiriti che si animano di goliardia. Ma com'è che ci sono finito dentro a 'stò gruppo? Io sono il designer, e mica è questione da poco se ci penso. E' pure vero che ormai sono un po' di mesi che scarabocchio questi oggettini sul mio Moleskine. Ho riempito pagine di scarabocchi lungo alcune noiose riunioni del politburo. Piu' gli interventi erano noiosi e piu' io mi incaponivo a tracciare rombi, curve, linee ondeggianti. Come Guareschi per il suo Don Camillo, tralasciavo al domani ciò che si sarebbe dovuto fare nell'oggi. Stefy adocchiava divertita ed incuriosita come una gatta, questi disegni. Ancora di piu' osservava l'autore non solo come l'ironico mèntore, ma come ispirato quaderno da studiare. I fogli, come i mesi, passavano. L'estate è volata, poi così l'autunno ed infine anche l'aureo inverno ha lasciato il posto a questa stramba primavera che viviamo. Oggi finalmente Sergio, strampalato esempio di fattore, acustico personaggio che sembra sgattaiolato dalla penna dello sceneggiatore del" Il Ciclone" di Pieraccioni, mi fa sapere che siamo finalmente pronti. Se proprio ci penso bene, quest'avvenura prende a prestito l'atmosfera trasognata del film "amici miei" per quella pantagruelica voglia di cibarsi e di ridere con la gioia folle che va finalmente al potere. Noi dovremo costruire un jukebox. Lo faremo innovativo, ma classico, originale, ma che riprenda l'aspetto dei mitici degli anni 50. Lo faremo in piena filosofia "Opensource" sopratutto. Linux compatibile, senza estrogeni, ne sali idrogenati e neppure i polifosfati. Già mi immagino che ci ciberemo di pizza fatta con uva schiacciata sopra alla posta cotta nel forno a legna. Berremo solo vino fatto da mosto che è davvero il prodotto dal calpestio dei nostri ignudi piedi. Chissà che mi sia d'ispirazione.

Postato da: chartos a giugno 09, 2008 17:46 | link | commenti
amici, filosofia, ironia, ridere, giocattoli, piacere, perdere tempo, elegia

venerdì, 06 giugno 2008
Kayak e nuvole

Mi sembra ancora di avere la maglietta piena di salsedine e le braccia infuocate dal sole del mattino in laguna. Ora a distanza di giorni, mi diverto a pensare al prossimo fiume. Discesa meno impegnativa, questa volta, impresa meno ardua, ma non meno affascinante. Ho ricevuto un email. La Lega Navale, l'unica lega a cui avrei mai potuto partecipare, mi invita a fare da "guida" a visitatori neofiti e poi a partecipare a due differenti discese. Non ho mai disceso un fiume in kayak prima d'ora. Sono spinto. Ho fatto Rafting discendendo il Brenta, un'esperienza emozionantissima, se non altro perchè durante la fase di apprendimento mi hanno lettermente messo in centro al fiume, in piena dalle parti di San Nazario, e mi hanno detto di andare a riva a nuoto. Semplicemente. La corrente in mezzo al fiume, è davvero molto piu impetuosa di come appare dalla riva. Quando si è immersi dai flutti non pensi che a nuotare a dorso con la calma che ti hanno insegnato. Hai la mente presa dalla concentrazione per non sbagliare. Si pensa di avere la testa adeguata per giungere a riva dando le spalle alla sorgente e piegando lievemente a spina di pesce. Senza panico, senza sentire il freddo intenso che oltrepassa al primo tuffo ogni superficie. E' incredibile come possa essere semplice e intensa allo stesso modo questa esperienza. Certo che il Brenta in piena a nuoto e in rafting è una cosa diversa dalla flidità tranquilla in kayak, ma lo spirito è il medesimo. Lo stesso che mi ha spinto assieme a Bru' nel provare la vogalonga. E' una specie di gioia, magica e  fanciulla che ti stimola a provare le cose.  

Postato da: chartos a giugno 06, 2008 16:49 | link | commenti (1)
avventura, canoa, kayak, buoni prpositi, latitanze

giovedì, 05 giugno 2008
Visitone

I miei venticinque lettori sanno che non scrivo per loro. Non mi curo dell'altrui lettura. Ho persino smesso di favorirli o infastidirli con le risposte. Ho chiuso universalmente e unilateralmente a tempo indeterminato pure quello spiraglio di comunicazione prodotto dalla possibilità di fare commenti liberi. Anche quelli per la verità annoiavano forse un po', proprio loro, che li scrivevano. Tuttavia aggiungo come il mio rispetto per il lettore sia sempre assoluto.  Si ripresenta proprio ora che distillo lo scrivere, lo asciugo col silenzio. Preferire la lettura alla scrittura, quella pubblica, è sintomatico. Tuttavia succede. E quando capita vuol dire che una nuova stagione sembra sopraggiungere. Una stagione che si mette di lato, si frappone fra quelle altre che già ci stavano. Da intrusa ti propone di osservare le cose nello stesso modo con cui ci si diverte ad osservarle quando si fa la fila. La fila al visitone di una scuola. E mi sovvien da pensare a loro. Alle Mamme. E' incredibile come siano le "mamme" ai visitoni. I visitoni sono quei posti dell'universo dove le madri si raccolgono in tutta la propria carnale maternità. Si uniscono e ti offrono l'occasione di osservarle nel proprio habitat. Antropologicamente, è perfezionato esempio di continuità. E' lo stabile proseguio di come le generazioni si succedono anche attraverso i proprio riti. Osservo in modo silente e acuto questa migrazione del comportamento tra generazioni. Convergo lo sguardo su di loro e confermo come la prima si occupa della seguente progenie. Si perchè le mamme, nel farlo si fanno pure osservare. Sono così infinitamente scoperte in quelle vocazionali circostanze sociali. Soffrono e godono, orgogliose, fiere, intimorite e annoiate. Talvolta divengono parametri ragguagliati di un'indomita rappresentazione di femminilità non del tutto soppressa. Vestono con abiti che ormai non cascano piu' troppo bene, hanno i capelli che hanno conosciuto la tinta che si fa notare per via della ricrescita che risplende lungo riga. Le eccezioni sono, come perlatro per ciò che avviene con i colleghi maschi, talmente evidenti che saltano immediatamente all'occhio tanto da divenir anomalie. Spesso non piu' belle, non piu' giovani, insomma in una sola parola...non piu' di qualcosa. Eppure anche molto di piu'. Anche se loro non lo sanno appieno, oppure non se ne rendono conto in quella dispersione temporale che è la fila davanti a qualcosa o a qualcuno. L'attesa è persino meno spiacevole e piu' divertente se ti capita di venir rapito da queste osservazioni. Sorrido a pensare ciò che ha scritto De Crescenzo nel suo capitolo IBM della "La Vita di Luciano De Crescenzo raccontata da lui medesimo" a proposito dell'attesa verso un ascensore lento. Osservare l'attesa e le reazioni che scatena negli altri mi ha sempre attratto. Mi sono specializzato nell'osservare la fila alle casse del supermercato. Si osserva il brusio popolare ed ovattato del discount, con neon che vibrano psicadelici. C'è da dire che osservo e cerco questi disadorni discount con skins multiformi, corpi di razze diverse che passeggiano ogniuno per conto proprio a fare apparentemente la stessa cosa, ma ciascuno in modo diverso. Respiro odori creoli che si piazzano in mezzo ai corridoi e si rannicchiano, nascondendosi, quasi a voler dimostrare una propria autonomia nell'aleggiare. E poi scruto altri luoghi dove la gente va a fare la spesa in modo differente ancora. Iper sfogliati da una popolazione transumante. E' un pan di spagna di umanità differenziata. Raccolta e trasversale. Ne tratteggio il profilo effettuando un carotaggio in questo fertile terreno. Osservo massaie e le anziane donne con carrelli che vanno, come taluni destini, sempre un po' storti. Umarel pachidermici col passo greve che strusciano stanchi di quell'opulente offerta ormai non sempre piu' raggiungibile che ti fa giungere allo sguardo, l'effimero come l'unico fattore reale di quest'intorno. E t'immagini quei loro far di conti che si fan rapidi col cestello sempre mezzo vuoto. Osservi discreto quella loro cura sobria e dignitosa per raggiungere il prossimo accredito della pensione. In questo rapido abbozzare, scorgo il fumetto interiore, le strip che si disegnano da sole. E' uno strascico comico, che trattengo con questo scrivere. Ci penso e richiamo anche un'intima lettura fatta  d'ironia riflessa in colori di pelli, odori d'altri latitudini, idiomi e sonore curiosità. Tutto ciò intesse una carta assorbente surreale che è morbida al tatto e con cui asciugo questo mio inchiostro che non la macula. Tuttavia questa trama qualche volta assorbe anche un po' di amaro.

Postato da: chartos a giugno 05, 2008 23:47 | link | commenti (1)
scrivere, donne, racconti, storie vere, vecchiette

sabato, 17 maggio 2008
Vogalonga

Ho capito come si sente un maratoneta. Anzi quest'esperienza mi spinge a provarne una nuova, ora. L'idea di fare la Vogalonga me l'ha data il mio Coach che mi ha proposto di provare ed io ho accettato con entusiasmo. Mi sono preparato con cura perchè non volevo arrivare esausto come chi fa una marcia in quota senza aver predisposto il fisico e la mente ad uno sforzo cui non si è abituati. Ho vissuto questa fase come una sorta di diserzione dall'esistenza quotidiana. Vivere che per la verità, nel mio caso, non può dirsi proprio del tutto percorso da un placido vagare monotono. Ho fatto un sacco di kilometri! Davvero tanti di piu' di quelli che erano da fare dopo il tragitto. La cosa buffa della vogalonga è che il tragitto è di 33-34 km, che a dirsi così, non sembrerebbero poi tantissimi, ma la verità è che per arrivare al punto di partenza c' è da fare un bel tratto... Circa quattro chilometri. Se si sommano quindi ai 33 - 34 della vogalonga altri quattro per l'andata e altrettanti per il ritorno si arriva a superare i 40. Sempre che non si sbagli strada per il ritorno...e si prenda la via della Giudecca, come ho fatto io per via di una serie di avventure che mi sono successe lungo il tragitto. Sospetto di aver fatto quasi una cinquantina di km alla fine stando in acqua (in ogni senso) per circa sei ore. Visto che si trattava di un desiderio, me la sono pure presa comoda, nel senso che ho osservato la città da un punto di vista per mè del tutto inedito. I palazzi all'altezza dell'acqua sembrano piu' grandi e l'atmosfera festosa della gente che ti acclama dai ponti è inebriante. L'odore di laguna salmastra si dipinge sul giubbotto e il sole che cuoce le braccia ti dora nel tempo la pelle. L'ara di libertà che si respira è penetrante perchè in canoa, durante il tragitto si è assieme ad un sacco di gente, ma la forza che ti spinge è solo tua. Quella del corpo che hai predisposto e quella, piu' importante, dello spirito che hai condotto a quella mèta.Nel prima c'è l'azione potenziale, la risacca interiore che si ascolta spruzzata da una fiera inquietudine. Nel durante c'è la fatica, quella purissima fatica che apprezzi solo quando senti i muscoli che ti dolgono, che si tendono sull'acqua, che spingono avanti. Sempre nel durante c'è la crisi, quella derivante dall'impresa che si fa grande, con introverso ascolto delle proprie possibilità. Qualche spunto affiora come panna sul latte, e sovviene il timore di averle sopravvalutate, quelle capacità. Subito però, lo spirito e l'ottimismo che impregnano la maglietta oltre che quello che ci sta sotto, sopprimono ogni dubbio.
Solo lo sforso risplende sulla laguna sul kayak. C'è poi la paura, quella che viene dopo essere stati travolti come una vecchia cinquecento da un tir. Una barca immensa con trenta persone a bordo che non ti vede, non frena e non capisce che ti sei fermato per evitare di collidere un altro gigante. Due capodogli che schiacciano un delfino. Il kayak che si inalbera, si impenna e improvvisamente imbarca laguna. Io mi aggrappo forte al babordo del capodoglio che mi si è scagliato addosso e imprecando, sibilo rabbioso al capitano che ora che mi ha cacciato in quella condizione, gli tocca aiutarmi. Arriva un immenso gommone con sopra un omone ed una donnona. Sono quelli della protezione civile a cui va tutta la mia gratitudine. La donnona si sporge fuori bordo e mi solleva sfilandomi dal pozzetto del mio kayak (giuro che è successo). Pinta II appare inerte e totalmente abbandonata alle onde ricolma di ogni cosa galleggiante. Cellulare, GPS, carte, indumenti, gallette, cibarie varie, le michiate energetiche che mi ha dato Brunero, la maglietta gadget dell'organizzazione. Tutto impietosamente allagato. Una mia sacca stagna galleggia a tribordo del gommone e la recuperiamo dopo aver portato a bordo Pinta che svuoto aiutato dal donnone. Mi riprendo dallo spavento e riprendo il viaggio dopo avere risistemato ogni cosa. Saluto il donnone ed il suo collega e cerco di riprendere la corsa recuperando la mezzoretta perduta. Mi commuovo quasi all'ascoltare una banda musicale che suona in nostro onore a Sant' Erasmo. Arrivo a Burano dove decido di mangiare, fare pipì e riprendere un po' fiato. Riprendo la via dell'arrivo, passo per Murano, poi una crisi dovuta al calo di zuccheri e alla corrente di traverso fino ad arrivare al canal grande. Un blocco del traffico dovuto all'intasamento di ogni possibile natante che si muove a passo di pesce rosso mi consente di godere i canti scozzesi dei caledoniani arrivati sin qui. Mi attacco a una barca ricolma di donne svedesi. Età media delle nordiche naviganti sfiora i sessanta. Sono divertenti e gioiose, lo spirito di corpo che traducono in una spumeggiante allegria mi è impossibile da descrivere.

Postato da: chartos a maggio 17, 2008 13:52 | link | commenti
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venerdì, 09 maggio 2008
Ex libris

Ho una mania. Qualla dei libri. Li raccolgo, li osservo, li prendo in prestito alla Bertoliana, alla piccola biblioteca di quartiere dove ho passato una quantità di ore in silenzioso intenso studiare durante le lunghe fasi invernali della mia prima Laurea. Mi piace poi credere di possedere anche una piccola bliblioteca privata. Una ricchezza seppur non immensa. Libri che mi hanno regalato e che mi sono divertito a comprare anche senza leggerli. Alcuni di questi sono stati prestati. Ci sono stati al proposito anche degli aneddoti buffissimi di libri che avevo prestato e che non sono mai ritornati e che poi ho ricomprato. Altri sono stati ritrovati di recente dopo che erano anni che li avevo sepolti sotto un mare di carte, da mè in ufficio. E' stata quella l'occasione di fare festa al Nelson, con un'ottima pinta di scura Guinnes. Ma dettò ciò, non avevo mai fatto quello che ora mi appresto a fare. Documentazione della mia biblioteca, con apposisizione di un timbro. EX LIBRIS caldo e profumato di buone idee. Una miniatura preziosissima, frutto di grande passione di artigiano del cuore. Un'azione profumata di calore e di volontà. Per farla ci voleva una grande occasione che è venuta. C'è stato poi un artigiano che ha coniato un sogno, verrebbe da dire. E' stupendo ed è come l'avessi già fatta, quella lunghissima apposizione di timbri, sulle seconde copertine. Mi regalerò un piccolo tampone di inchiostro ocra per rifinire con il tocco cromatico giusto, tatuando per sempre, i miei compagni di ciurma. "Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina." Sant'Agostino. C'è scritto. E' Scritto. Macktub. L'artigiano delle parole, in questo caso, ha prodotto con ardore il suo sigillo. Di calda gomma, di legno forte e di buone sensazioni, che il viaggio, quello lunghissimo sà di poter donare.

Postato da: chartos a maggio 09, 2008 18:11 | link | commenti (2)
scrivere, viaggio, viaggiare, storie vere, regali, premio, viaggi futuri

lunedì, 05 maggio 2008
La leggerezza come rimedio al narcisismo

"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono al caso"
Italo Calvino.
Sebbene io sia sempre attratto fraternamente dal caso e ne venga spesso preso a tal punto da venir quasi sopraffatto dal fascino che emana, sento la necessità di confessarmi. E sì perchè Lei, l'insostenibile di Milan Kundera è sirena. E' Circe per l'Ulisse finalmente slegato dall'albero e pronto a tuffarsi. In questo viaggio ripreso mi convinco a sbocconcellare un tratto breve in cui si fonde questa capacità usata non solo come fonte di ispirazione, ma anche terapia. Accordato a questa riflessione notturna richiamata al palato interno come fosse cioccolato fondente. Sono favorito da un'ottimo ascolto di Keith Jarret in "Solo Piano" e penso a questa giornata disadorna, tutt'altro che leggera. Early in the morning che si alza come qualche tempo fa, treno che sbadiglia per essere presto ancora una volta in qualche altro posto. Mi sono vestito di un doppiopetto Blue che mi difende. Il narcisismo che mi riveste in questi casi mi dà modo d' osservare tutto, mè compreso, in maniera un po' piu' buffa e morbida. Un ruolo nuovo mi sono ritagliato. Questo è un primo viaggio che faccio assieme ad un mèntore meraviglioso. Un uomo a cui voglio somigliare quando diventerò grande. Mi accompagna. Mi parla come dovessi prendere il suo posto ed anche se questo non mi rende allegro, so che non si sbaglia. Un testimone che mi racconta la vita elencandomi i propri limiti. Lo guardo come un liilliputziano che osserva Gulliver. Eppure è proprio in questi frangenti che mi sospingo a divenir leggero. Leggerezza che impregna tutti noi e che ci concediamo come una medicina, che ci solleva e che ci fornisce vitale reazione. Ricolloco le parole del Mèntore che mi dice come prepararmi. Scrivere e pensare, rileggersi, osservarsi con la dignità di chi si capisce e con questo modo semplice di fare, comprende anche i propri limiti. Tagliare lo scritto, ridurre e allaggerirsi lasciando solo i concetti, dando modo a chi ci legge di assaporare il concreto segno di ciò che volevamo dire. Ho molto, moltissimo da fare. La verità è che sono stato abituato da mè stesso a debordare con le parole, e non solo con quelle. Ma imparerò, come sto facendo con il kayak. La leggerezza quindi è un rimedio al narcisismo. Questo modo asciugato di fare è in fondo in linea con il riconosciuto sforzo, con la determinazione citata da Calvino che ho già gustato. La stessa iniettata con profusione negli anni e che pompo al massimo règime tuttora nel lento muovermi tra i canneti. Metallico come la determinazione, diviene lo sforzo e nulla come questa marcia lenta e stabile, può assimilar meglio la mètafora di questo passare fluido. Farcela.

Postato da: chartos a maggio 05, 2008 22:39 | link | commenti (1)
viaggio, filosofia, augurio, blues, avventura, blu , dignità, canoa